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lunedì 14 novembre 2022

Aria fresca e parole nuove

immagine Pinterest rajinderkaur8286

Capita sempre più spesso che lascio crescere la ragnatele nel mio blog. Eppure non è che non faccio cose nuove o che non visito posti meravigliosi….anzi forse proprio per questo mi dimentico di fermare certi momenti e certe esperienze  anche qui dentro. Come dico spesso “i momenti migliori non hanno foto e video” e così finisce che lo faccio davvero! Resto disconnessa e mi godo la realtà perché nonostante mi sforzi spesso di essere più social, come ci si aspetta da chiunque oggi giorno, io in fondo resto sempre un po’ una vecchia signora allergica alla tecnologia. Facebook è diventato un covo di vipere astiose e nessuno ha veramente voglia di condividere le proprie esperienze; Instagram mi sta troppo stretto con il suo poco spazio per far ammirare panorami e creazioni. Poi però oggi mi sono imbattuta in un blog bellissimo, di una meravigliosa signora che conobbi di persona a un magnifico evento e che da allora non ho smesso di seguire; come me, anche lei abbandona spesso il blog, poi ogni tanto ci torna e lascia piccoli scorci o splendide immagini accompagnate da ricette e consigli di viaggio. Credo che (ri)trovare un “luogo” virtuale che rispecchiasse quello che è il mio modo di essere ci volesse proprio. Dopo la pandemia, ho sperimentato una serie di eventi e di incontri  che mi hanno riportato a ritmi più lenti e a un modo di vivere più semplice. Ho sempre meno voglia di confusione e frenesia e questo si riflette anche nel mio stare nel mondo virtuale; Facebook e Instagram mi infastidiscono più di quanto mi facciano divertire e così mi è venuta voglia di tornare in quella che fu la mia prima vera  esperienza nel web: la scrittura e la condivisione su un blog. Ecco….oggi non ho niente da mostrare o da pubblicizzare ma ho sentito forte la voglia di aprire le finestre e di far entrare aria fresca in quel mio angolino privato. Una cosa però voglio regalarvela: il blog di Carol

martedì 19 ottobre 2021

VIAGGI DI RITORNO - VOTIGNO

Quando Instagram e Facebook mi stanno stretti ritorno qua: al mio giardino segreto, come lo chiamo io, un luogo virtuale dell’anima dove posso sfogare la mia necessità di scrivere e condividere immagini come gli altri social non mi permettono di fare e così eccomi a ricordare il mio passaggio a Votigno di Canossa.

Ci sono posti che non avevi mai visitato nè mai vissuto ma che una volta raggiunti ti fanno sentire a casa, come se finalmente fossi ritornato al tuo porto sicuro: Votigno l'ho sentito così. Erano anni che inseguivo il sogno di conoscere e visitare la Casa del Tibet (così è conosciuto da tutti il piccolo borgo emiliano).

Il mio corso di tappezzeria a Parma – di cui vi parlerò prestissimo – è stata la scusa per andare appositamente fino a Votigno e vedere finalmente con i miei occhi il famoso borgo dalle atmosfere mistiche. Le aspettative sono state ampiamente ripagate, complice la domenica soleggiata di inizio ottobre e il mio umore alle stelle per l’esperienza fortunata appena vissuta. Siamo “approdati” al borgo medievale nel primissimo pomeriggio e una musica dolcissima ci ha accolti dai primi passi nel borgo. Ammetto che la strada per arrivare non è facile né adatta a qualsiasi mezzo e questo aspetto l’ho letto come una piccola prova per arrivare alla “meta”. Da qui però tutto è stato perfetto: il borgo semi deserto, la musica ipnotica che si diffondeva nell’aria tersa e pulita, il fotografo e il pittore che attendavano i visitatori presso la mostra installata negli edifici del borgo, l’acqua che gorgogliava nelle fontane, tutto era pace, armonia e luce.














Per chi non avesse mai sentito parlare prima di Votigno vi dico che dal 1999, racchiude tra le sue mura “La Casa del Tibet”, voluta dal reggiano Stefano Dallari e inaugurata dal Dalai Lama. Si tratta di una struttura unica in Italia, e addirittura la prima in Europa, dove i monaci e altri appassionati possono pregare, seguire convegni e immergersi anima e corpo nella cultura tibetana. Una volta entrati a Votigno, infatti, tra case in mura di pietra e una piazzetta, si possono notare le statue del Buddha oltre ad altri simboli legati alla cultura e religione tibetana disseminati in tutto il borgo. Passeggiare qui sarà una vera esperienza mistica e per chi vuole, la domenica pomeriggio, è possibile anche visitare il museo in cui sono custoditi costumi, fotografie e altri preziosi oggetti che possono aiutare meglio a comprendere la religione buddista e la vita in Tibet. (fonte www.siviaggia.it).









Oltre a Votigno nelle immediate vicinanze si trovano i resti del castello di Matilde e la Pietra di Bismantova che sono gioielli del nostro patrimonio sicuramente più conosciuti e che mi sono ripromessa di conoscere meglio.



mercoledì 16 gennaio 2019

E' già Primavera!

(Fonte Pinterest)

Si lo ammetto… sto esagerando! Siamo in pieno Inverno, le previsioni del tempo dicono che tra qualche giorno nevicherà ma non c’è niente da fare: io la mattina quando mi chiudo la porta alle spalle per andare al lavoro sento un inequivocabile profumo di Primavera. Forse sto confondendo la Primavera che ho dentro con  quella esterna? Perché dentro mi si agita proprio un’aria nuova, di rinnovamento, anzi, di rinascita! Ed ecco perché in tutto questo tumulto di cose nuove, di progetti e idee alla fine ho sentito il bisogno di finire qui dentro. Sono venuta ad aprire le finestre della Maison. Sono state chiuse troppo tempo e sono venuta a dare aria nuova, a fare entrare luce dove c’è stato il buio, ho riacceso il fuoco spento e spero di far rivivere questo angolino tutto mio che mi ha fatto compagnia in un momento difficile della mia vita in cui, per forze maggiori, dovevo stare rinchiusa e inattiva. Sapevo che finito il periodo sfortunato e ripresa la solita routine avrei tralasciato di appartarmi qui dentro, troppo presa dalla quotidianità e dal solito tran tran e conoscendo la mia pigrizia e la poca volontà mi sarei stancata di curare queste stanze. Ma ora c’è un’aria frizzante che preme per entrare a portare freschezza e novità e quindi spero di resistere alla stanchezza della sera, alla fretta delle giornate senza fine e riprendere questa bella abitudine di coltivare queste pagine. Arriveranno novità, progetti e proposte nuove, colorate e divertenti e la Maison sarà di nuovo aperta e ricca di idee come quando ho iniziato questa avventura. Quindi  stay tuned e a presto!

mercoledì 30 novembre 2016

5 +1 COSE CURIOSE SUL GIORNO DEL RINGRAZIAMENTO

Oggi mi è scappato un post più lungo del solito ma sono sempre stata affascinata da questa festa e leggendo qua e là ho scoperto un sacco di notizie interessanti sul Giorno del Ringraziamento che non voglio più scordare. Cos’è il Giorno del Ringraziamento? Walt Hickey, un giornalista americano, lo definisce un comodo sistema per riconoscere i canadesi che si nascondono tra i veri cittadini americani!

1) IL T-DAY - Praticamente a un mese dal Natale si celebra quella che in America è la festa più sentita e che onora i sentimenti di unità familiare e non. Ogni anno cade in un giorno diverso del calendario (un po’ come da noi per l’ultimo giorno di Carnevale) e si festeggia il quarto giovedì di novembre che quest’anno è il 24.

2) LE ORIGINI - Leggenda vuole che la nascita  del Thanksgiving’s Day risalga al  1620 quando i primi coloni, salpando da Plymouth,  in Inghilterra,  sbarcarono  nel Nuovo Mondo nei pressi di Cape Cod (precisamente in un luogo chiamato Roccia di Plymouth…Che coincidenza!). Lasciarono la patria per sfuggire alla  persecuzione causata delle loro idee religiose integraliste ma giunti in un territorio sconosciuto e ostile, si salvarono  solo grazie all’aiuto dei  nativi americani che  impartirono loro i rudimenti per ottenere il primo raccolto decente, a base di granturco, e per allevare tacchini.  Per rendere grazie a Dio del successo ottenuto e per ringraziare i nativi degli insegnamenti ricevuti organizzarono una festa di ringraziamento (thanksgiving). Questa  vicenda, tra storia e leggenda,  è stata tramandata come la prima giornata di Ringraziamento, che vedeva l’unione dei coloni con la popolazione nativa americana, finalmente seduti alla stessa tavola.

 3)   LA SOLENNITA’ - L’ufficialità della celebrazione
avvenne però nel 1862 quando il  presidente Abramo Lincoln proclamò il quarto giovedì di novembre come  festività nazionale americana, su suggerimento della scrittrice ed editrice giornalistica Sarah Josepha Hal,  fautrice  della festa intesa come cerimonia che avrebbe rafforzato lo spirito di unione del paese in un periodo tragico come la  Guerra di Secessione.

4)  IL BLACK FRIDAY - Dopo un intero giorno di  festeggiamenti con parenti e amici in casa o in campagna e al mare   ( a seconda della latitudine in cui ci si trova) ci si merita una
giornata di shopping sfrenato ed ecco com’è nata la giornata del Black Friday, usanza che da pochi anni  è sbarcata anche nel vecchio continente e che apre ufficialmente la corsa ai regali di Natale. I negozi sono aperti fin dalle prime luci dell’alba e la giornata promette affari d’oro per chi ha il coraggio e la pazienza di affrontare le interminabili code in auto e in negozio.

5)  IL TACCHINO - Essendo una festa conviviale il centro di tutti i festeggiamenti è la tavola imbandita e per tradizione il piatto forte è il tacchino ripieno ma i tacchini non erano sul menù del primo pasto del Ringraziamento. In realtà, cervi, mais, merluzzi, e altri pesci furono tra i piatti serviti nel 1621. Anche l’ usanza del tacchino fu introdotta ai tempi di Abramo Lincoln e Sarah Josepha Hale. Una piccola curiosità: Benjamin Franklin voleva che il tacchino fosse l’uccello ufficiale degli Stati Uniti, pensando fosse più americano dell’aquila e “più rispettabile”. Altra particolarità: ogni anno il Presidente degli USA, durante un evento in diretta televisiva concede la “grazia” a due tacchini. Dopo la cerimonia nel Rose Garden, gli animali trascorreranno il resto della loro vita nel 'Gobblers Rest', una sorta  di casa di riposo nella Virginia Tech University. 

6) IL MENU’ - E sempre a proposito di tavole imbandite parliamo dei cibi che non devono mancare sulla tavola del T-Day. In accompagnamento al tacchino si serve la cranberry sauce (salsa al mirtillo rosso), preparata facendo bollire i saporiti frutti con lo zucchero oppure il mashed potatoes, il purè di patate aromatizzato all’aglio. Negli Stati del Sud è irrinunciabile il tradizionale corn bread (pane al mais), mentre sulla costa della Florida  si serve sempre il mac and cheese, versione americana della nostra pasta al forno in cui il parmigiano reggiano cede il posto al formaggio cheddar. E per finire in dolcezza il dessert che non deve mai mancare è la torta alla zucca, la pumpkin pie, con varianti da costa a costa che vedono come alternativa la torta di mele (New York) o la torta di patate dolci (nel Sud) o la torta alle ciliegie (nella West Coast).  

giovedì 24 dicembre 2015

Happy and Merry Christmas

Avrei dovuto scrivere la mia letterina giorni fa, ma io sono sempre in ritardo e poi credo che solo oggi le parole si siano sciolte insieme alla tensione degli ultimi giorni e così eccomi qua allo scadere della vigilia di Natale a fare i miei auguri e sopratutto a ringraziare le persone a cui voglio bene. Per cominciare voglio ringraziare alcune persone che non potranno leggermi, ma che mi hanno permesso di scrivere queste parole che fino a ieri erano imbavagliate dall'ansia e da un dolore costante. Quindi grazie alle infermiere  che ieri (contrariamente a quanto stabilito) hanno tenuto aperto un reparto di day hospital solo per me e ai medici che hanno operato in un giorno improbabile solo per farmi passare il Natale senza la preoccupazione di un intervento.
E ora veniamo ai nomi di tutti quelli che sono il mio Natale.
Per mio marito: Fernando meravigliosa creatura che mi consola, mi sprona, mi vizia e mi cazzia al bisogno, mi supporta e sopporta con amore, pazienza e  dedizione come il primo giorno. Non cambiare mai. 
Per i miei angeli custodi: Laura, Matteo e Filippo che si sono occupati di me e della casa per tanto tempo. Laura sei la figlia che ho sempre desiderato e Matteo e Filippo, anche se qualche volta cozziamo, non vi vorrei diversi da come siete. Siete il mio capolavoro. 
Per mia sorella: Ilaria che è la mia voce della coscienza, il mio grillo parlante. Tra me e te sei sempre stata la più grande e saggia.
Per i miei genitori: che vedo un po' più stanchi ma, che per me saranno sempre il mio faro nella notte, la guida e l'esempio da seguire.
Per le mie cugine: Tiziana, Serena e Francesca con cui sono unita nel nome della donna più grande che abbiamo conosciuto. Con loro e grazie a loro ho costruito la Maison Arilù. E Francesca. ...è inutile che scappi a Vicenza tanto ti seguiremo anche li.
Per i miei cugini: Fabio e David.  Le abitudini e la vita ci tengono lontani ma nel bisogno si sono resi presenti e mi hanno fatto sentire che la nostra famiglia c'è sempre. 
Per due amiche speciali: Paola e Paola. In voi ho trovato l'affetto costante e duraturo, l' onestà e la sincerità che per me sono il vero fondamento del termine amicizia.
Per un amico particolare: Mirko che non può esserci ma non manca mai di farmi sentire la sua vicinanza. Siamo l'esempio che un uomo e una donna possono essere amici senza fraintendimenti.
Per la mia infermiera personale: Manuela che è più veloce dell'elisoccorso del Maggiore! Che mi ha messo avanti a tutto per darmi sollievo e conforto.
Per due masterchef: Valerio e Primo che mi hanno portato a casa il ristorante quando io non potevo andare al ristorante.
Per la mia maestra: Claudia Porta del blog "la casa nella prateria" che ho incontrato per caso proprio nel momento giusto. Forse come scriveva Terzani è proprio vero che "Quando l'allievo è pronto il maestro compare". Con lei  ho imparato a perdonare, a trovare coraggio e voglia di cambiare.
Per le amiche di tutti i giorni: Daniela, Barbara e Laila che ci sono sempre.
Per le amiche di whatsapp: Erica, Rossella, Marika, Fede, Rita,  Beatrice, Vale, Manuela, Barbarina che ognuna nelle proprie possibilità mi ha tirato su di morale e strappato una risata. 
Per le amiche lontane: Patrizia e Livia. Perché siete l'esempio che la distanza non è un impedimento. Che se si vuole il tempo per una telefonata o un caffè si trovano sempre nonostante gli impegni, le sfighe e la vita frenetica. Tu Patrizia hai  avuto la capacità di annullare le distanze e essere presente sempre. Con te Livia basta un "ci sei?" e una mezz'ora sedute davanti a un the pasticcini diventa la cosa più facile e naturale da fare. Che sti cazzi i "non ce la faccio, ho troppo da fare, non riesco a liberarmi", chi vuole esserci il tempo e il modo lo trova sempre. Con il tuo esempio quindi, ho capito un'altra cosa importante. ...che l'affetto non si può imporre.  Il regalo più grande che si può fare a una persona è esserci,  ma se questa persona non è pronta (oppure se non lo è più) non devo obbligarla a volermi bene. Se il mio tempo, il mio affetto è  un regalo non richiesto, non gradito non devo concederlo e sopratutto non devo aspettarmi lo stesso impegno, lo stesso slancio, lo stesso sentimento che provo io. Per certi affetti del passato avrò sempre un posto nel cuore ma non cercherò più di voler essere per forza anche nel loro presente.
Per la mia parrucchiera: Ilaria, che ha sacrificato il suo unico giorno libero per ridarmi un po' di femminilità.
Per le mie ex colleghe: Roberta, Katia, Roby,  Barbara, Marisa, Assunta, Antonietta. “La vera misura di una persona si vede da come tratta qualcuno da cui non può ricevere assolutamente nulla in cambio.” Il vostro affetto spassionato mi rende orgogliosa di avervi incontrato.
È stata una lettera un po' lunga,  forse troppo, non so in quanti avranno avuto la pazienza di arrivare fin qui, ma sentivo di doverlo, anzi volerlo fare. Di dedicare una parola a ogni persona che con il suo tempo e il suo affetto ha reso questo Natale spoglio di oggetti ma ricco di sostanza. Spero di non aver dimenticato nessuno. 
GRAZIE